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Prof 1

29
Giu
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BudSpencerC’è un flash back che riaffiora ogni qualvolta ripenso agli anni in cui, giovanissimo, ebbi la fortuna di conoscere Carlo. Anzi due. Quel suo fisico portentoso e i grandi macchinoni americani di cui amava dar sfoggio. Forse ce n’è anche un terzo, le sue barzellette.

Eravamo negli anni ’57 e ’58, d’estate ci allenavamo all’Acqua Acetosa che noi ragazzini raggiungevamo a piedi da piazza Euclide dove c’era la fermata degli autobus. Più di due chilometri sotto il sole con il borsone in spalla, però gioiosi perché percorsi con tanti amici nuotatori che si ritrovavano sullo stesso percorso e con i quali era uno scherzo continuo. Poi, se passava Carlo con le sue Cadillac o Buick o altri macchinoni del momento, nessuno veniva lasciato per strada. E così, quando lo vedevi entrare nei viali della piscina già avresti potuto presagire quale genere di film avrebbe interpretato se avesse fatto l’attore. Macchina enorme, decappottabile, con un nugolo di ragazzini festosi, dieci, venti, trenta, da tutte le parti, all’interno, sul cofano, sui predellini, uno sopra l’altro. E al volante il gigante buono, imponente, fiero con i suoi ray ban con lenti a vetri di bottiglia e i bicipiti trabordanti dalla Tshirt. Eravamo tutti così strabiliati del suo fisico che quando gliene chiedevamo il segreto ci diceva che il merito era della dieta a base di pane e citrato, una sorta di digestivo/purgante in granuli che potete capire quanti guai procurò ai tanti che vollero imitarlo.
Il marchese Alberto Spinola, uno dei più gloriosi della squadra anni ’60, mi ha raccontato che quando da giovanissimo si è trovato a doverlo marcare in allenamento non poteva far altro che attaccarsi ai suoi foltissimi peli. “A ragazzi’, che fai me voi spella’? Sta’ attento che co’ ‘na rovesciata te mando in porta co’ tutto il pallone”, il suo non travisabile ammonimento.
Era travolgente Carlo. Quando lo incontravi e si formava un capannello intorno a lui, non potevi non spillargli l’ultima barzelletta e poi, giù risate sino alle lacrime. In trasferta, se c’era una chitarra o un pianoforte calamitava la vita dell’albergo, tutti intorno a lui a ritmare con le mani musiche e canzoni, spesso di sua creazione, dell’estemporaneo teatrino. Ovviamente idolo delle donne, era un vincente per elezione, colmo di energia positiva, amante della vita, scanzonato e un po’ poeta, ti dava sicurezza ed eri orgoglioso di essergli amico.
Nel nuoto e nella pallanuoto è stato un vero fuoriclasse, che se si fosse allenato con un minimo di dedizione in più non avrebbe conosciuto limiti. Per un decennio re dei 100 stile libero senza mai allenarsi più di mille metri al giorno, è stato il primo a violare il muro del minuto e ha partecipato a due olimpiadi. Micidiale centro boa nella pallanuoto, non posso dimenticarlo quando, nel ’58, tesserato “per sbaglio” con l’A.S. Roma, illuminava i derby in memorabili duelli con l’amico Felice Virno, poi grande chirurgo e attuale Presidente Onorario del nostro sodalizio, implacabile padrone della nostra difesa. Per lui lo sport non poteva essere la scelta ascetica professata dai santoni dell’epoca e lo praticava fondamentalmente per le grandi sensazioni che riusciva a trarne e come insuperabile esperienza di vita. C’è un simpatico aneddoto, più che eloquente su questa sua attitudine.  Siamo sull’aereo in partenza da Roma per le Olimpiadi di Melbourne, inquadrati dalle telecamere Carlo e il severissimo C.T. della Nazionale di nuoto Osvaldo Berti, detto “Il Moro”, si volgono per salutare dalla scaletta. Carlo, molto miope, per ragioni televisive non porta gli occhiali, quindi non si accorge di chi ha a fianco e mentre si chiude il portellone proclama “qui sono ormai arrivato e da questo momento chi se ne frega più!” Abbastanza per indignare il C.T., sempre impetuoso, che insorge “siamo ancora in tempo a lasciarti qui. Scendi e torna a casa!”. Minaccia chiaramente irrealizzabile, formulata fuori tempo massimo. Il futuro Bud Spencer si era presentato!
Venne poi la sua irresistibile ascesa nel mondo dello spettacolo. All’inizio, riusciva ogni tanto a farci visita in piscina, magari per arbitrare i nostri allenamenti. Poi, con gli anni, gli impegni crescenti della sua professione, soprattutto all’estero, ce l’hanno rubato quasi del tutto. Ogni volta che l’abbiamo cercato non si è comunque mai, dico mai, fatto negare. Diceva sempre che gli anni alla Lazio erano stati la sua scuola di vita e che i valori dello sport l’avevano guidato nella sua straordinaria carriera nello star system internazionale.
Nel 1993, in un incontro al Quirinale in occasione dei Mondiali di Nuoto, alla presenza dei più illustri atleti e rappresentanti delle nazioni in gara, rimasi sorpreso che il Presidente Scalfaro lo chiamò vicino a sé ed ebbe parole speciali solo per Lui, additato come esempio per i giovani, per l’eticità bonaria dei suoi film, mai percorsi dalla violenza del fuoco delle armi.
Solo una volta ci ha detto di no. Un anno fa quando, per festeggiare i suoi 85 anni, l’avevamo invitato alla partita con la Florentia. Si era sparsa la voce e c’era il pienone in piscina. Tutti erano lì per Lui e poi, conosciute le ragioni della sua assenza, un lunghissimo, commosso applauso si è levato al termine del videomessaggio sul maxischermo della piscina, che non si era sottratto dal rilasciare al nostro Capo Ufficio Stampa Federico Marietti. Mi aveva chiamato il giorno prima, affranto più per dover mancare all’appuntamento che per la dolorosa causa del suo forfait. Con Felice Virno ci guardammo sconsolati. Avevamo capito che il grande Carlo si avviava a lasciarci.
Le grandi persone di solito lasciano un grande segno e quello di Carlo è un solco, che rimane nella Storia, non solo del nostro sodalizio.
Oggi si chiude un capitolo di vita ma il nome, le gesta e la memoria dell’uomo rimarranno per sempre nel patrimonio della storia gloriosa della S.S. Lazio Nuoto.
Ciao Carlo, ti salutiamo e ti ringraziamo per il gigante che sei stato, nello sport e nella vita, e che sarai sempre per l’orgoglio di chi si riconosce nella tradizione e nei valori dei nostri colori sociali.
Ci mancherai tanto anche se sentiremo sempre accanto a noi la potenza straordinaria del tuo ricordo.

       
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