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Garbatella 2È stata rinviata al 22 gennaio 2020 la prima udienza del Tar sul ricorso presentato dalla Lazio Nuoto sulla piscina comunale della Garbatella.

Un rinvio dovuto al grave ritardo con cui gli uffici competenti di Roma Capitale hanno rilasciato la documentazione della gara richiesta (circa 75 giorni a fronte dei 30 previsti dalla legge). Informazioni che hanno obbligato il legale della Lazio Nuoto, Avv. Daniele Sterrantino, a presentare il ricorso contro Roma Capitale solo negli ultimi giorni ma che hanno comunque confermato i dubbi sulla legittimità dell'assegnazione dell'impianto alla SSD Maximo.
In attesa dell'udienza resta comunque l’amarezza per l’inspiegabile comportamento tenuto dall’Amministrazione capitolina nei confronti della Lazio.
L’esame dell’offerta presentata dall’odierna aggiudicataria, infatti, smentisce una volta per tutte i falsi proclami di politici e amministratori di questi mesi, che hanno ferito una delle società più storiche del palcoscenico italiano, con i suoi 120 anni di vita, per giustificare all'opinione pubblica la vicenda e il comportamento tenuto.
Il messaggio che la giunta Raggi ha fatto passare, ribadito al Tar dall’Avvocatura capitolina, è che la gara sia solo il risultato della volontà del Comune di consentire a nuovi operatori di avere la gestione degli impianti sportivi comunali, ritenuta “oggettivamente ingessata”. Nonché, di avere il maggior ritorno economico possibile.
Se questi erano gli obiettivi sono stati completamente falliti. Anzi, si raggiungerà l’effetto contrario e chi ne pagherà il conto sarà ovviamente la città di Roma, non certo gli attuali rappresentanti politici e funzionari.
Sul piano economico, infatti, chiunque abbia competenza in questo settore e legga il progetto gestionale presentato dalla SSD Maximo non potrà che dubitare fortemente dell’effettiva realizzabilità dello stesso, ponendosi così a forte rischio il mantenimento dell’impianto e dei livelli di servizio da anni assicurati ai cittadini e all’Amministrazione.
Un esempio su tutti sono le spese stimate per la manutenzione, di poche migliaia di euro di media l’anno, a fronte di una reale esigenza che è almeno 10 volte tanto (la Lazio che gestisce quell'impianto da oltre 30 anni lo sa bene). Una cifra che appare completamente fuori dalla realtà! Ecco allora che è già annullato il presunto arricchimento di Roma Capitale: ti pago più canone perché ti tolgo i soldi della manutenzione dell’impianto?
E poi dov’è l’allargamento del mercato? La Lazio Nuoto è una delle società natatorie più importanti d’Italia ed ha avuto la gestione di un solo impianto sportivo comunale a Roma. La SSD Maximo, al di là del nome e della forma, appartiene dichiaratamente ad un’unica famiglia e gruppo imprenditoriale, che non è certamente paragonabile per prestigio e storia alla Lazio Nuoto, ma che però ha già due impianti sportivi comunali in gestione e si appresta pertanto a gestirne un terzo.
Cosa che, secondo noi, rappresenta peraltro una palese elusione (quantomeno di fatto) del divieto di gestione di massimo due impianti contenuto nel Regolamento Capitolino.
Non solo. Sempre a nostro avviso, dalla gara sono emerse circostanze che dovrebbero proprio portare all’esclusione dell’odierna aggiudicataria, nonché ad ulteriori conseguenze per l’altra società del medesimo gruppo imprenditoriale utilizzata come ausiliaria, anche in ordine ad un altro dei due contratti di concessione in essere con Roma Capitale.
Non riteniamo infatti che i requisiti dichiarati dal gruppo vincitore siano legittimi.
"Di tutto questo ovviamente deciderà il Tar, ma - dichiara il presidente della SS Lazio Nuoto Massimo Moroli - ritengo che sia un dovere della stessa maggioranza politica e della dirigenza capitolina, a questo punto, svolgere comunque in autotutela ed in via prudenziale tutti gli approfondimenti